Il mese di marzo ha visto accentuarsi la divergeza tra mercati e settori del mese con i tecnologici americani che hanno guidato il ribasso, mentre l'Europa ha tenuto meglio e la Cina ha chiuso positivamente.
Il rapporto rischio/rendimento dei mercati azionari è chiaramente sfavorevole essendo peggiorato il quadro macro e il tono dei mercati ed è quindi consigliabile mantenere un'esposizione azionaria ridotta, favorendo il comparto delle utilities. Da evitare anche i titoli obbligazionari a lungo termine e gli High Yield.
Riduciamo poi l'esposizione sui metalli preziosi dopo il notevole rally dell'oro nel corso del mese.

I MERCATI OBBLIGAZIONARI 
Il mese di marzo è stato contraddistinto dalla decisione europea e soprattutto tedesca di aumentare sensibilmente la spesa per la difesa con conseguente impatto negativo sui mercati obbligazionari dell'area Euro: il rendimento del Bund decennale ha chiuso il mese al 2,69% dal 2,39% di fine febbraio e quello del BTP al 3,81%.
I segnali di rallentamento dell'economia americana hanno invece sostenuto il mercato dei Treasurys con il rendimento del decennale che ha chiuso il trimestre al 4,22% (grafico a destra).
I segnali dal fronte inflazionistico rimangono incoraggianti nell'area Euro con la stima per il mese di marzo uscita oggi al 2,2% dal 2,3% di febbraio, e quella Core in discesa al 2,4% dal 2,6%. La situazione invece non mostra segni di miglioramento negli Stati Uniti: come si può notare dal grafico in basso l'indice PCE si muove lateralmente da un anno e quello Core che esclude alimentari ed energia è fermo a febbraio al 2,8%, stesso livello di 12 mesi prima.
Le prospettive nei prossimi trimestri per i mercati appaiono molto difficili da valutare in quanto non è chiaro l'impatto della guerra commerciale sui prezzi al consumo: sarà certamente positivo, ma è al momento impossibile prevedere di quanto. La Federal Reserve dovrà quindi affrontare uno scenario di rallentamento congiunturale con prezzi in aumento molto difficile da gestire, mentre la BCE avrà di fronte uno scenario macro diverso, con una congiuntura in miglioramento, inflazione in risalita e una maggiore offerta di titoli pubblici: non è chiaro se ridurrà ancora i tassi a breve.

Lo scenario è quindi molto incerto è giustifica una notevole prudenza nell'investimento obbligazionario: sono da preferire i titoli Investment Grade in quanto un rallentamento della congiuntura dovrebbe far alzare gli spread creditizi e sono da evitare le scadenza a lungo termine in considerazione dei fatto che i rendimenti siano già scesi e che lo scenario inflazionistico è molto incerto.
I MERCATI AZIONARI
Anche il mese di marzo è stato contraddistinto da una notevole divergenza tra mercati e settori come nel mese precedente: è proseguita la discesa dei sette principali titoli tecnologici americani, con l'ETF Roundhill Magnificent Seven che da inizio anno ha perso il 15,7% mentre hanno tenuto meglio i titoli Value. Come si può notare dal grafico in basso il DowJones ha perso solo l'1,3% da inizio anno contro il 10% del Nasdaq.

I mercati europei hanno perso uno/due punti percentuali nel corso del mese, mentre la Cina ha chiuso in territorio positivo.
Lo scenario macro sta peggiorando soprattutto negli Stati Uniti con la congiuntura in rallentamento e l'inflazione che potrebbe facilmente risalire sull'effetto dei dazi, e che comunque non scende da un anno: la Fed di Atlanta prevede per il primo trimestre una contrazione del PIL del 2,8% annualizzata.
Più importante dello scenario macro è il peggioramento del tono del mercato azionario americano, giustificato dalla fase di eccezionale incertezza circa le politiche economiche della nuova Amministrazione: l'indice SP500 ha dato in marzo un segnale di notevole peggioramento del quadro tecnico (grafico in basso) e sono aumentate le probabilità che il massimo toccato a metà febbraio sia un massimo di lungo termine.
E' probabile un tentativo dei recupero all'inizio di aprile dopo l'ampia correzione, ma una seguente ridiscesa sotto ai minimi di marzo proietterebbe l'SP500 verso quota 5000.
Continuiamo quindi a favore un'asset allocation molto prudente con un'esposizione azionaria intorno al 15% e focalizzata sulle utilities e sui titoli Value, essendo probabile una discesa dei P/E dai massimi dei mesi scorsi. Da considerare anche il mercato cinese, rimasto nell'ombra per vari anni.
