UBS quarterly Review

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OBBLIGAZIONI: LA NUOVA NORMALITA' DEI TASSI

a cura di Evan Brown, Head of Global Multi-Asset Strategy and Portfolio Management, Americas and Asia di UBS Asset Management.

Tra le principali evidenze:

 

  • Gli attuali rendimenti obbligazionari appaiono elevati rispetto al decennio successivo alla crisi finanziaria globale, ma sono molto più vicini ai livelli storicamente osservati.

 

  • Una correlazione positiva tra azioni e obbligazioni non è insolita in un contesto in cui l'inflazione resta superiore al 3%, ma le obbligazioni dovrebbero continuare a rappresentare un'efficace copertura contro gli shock di crescita.

 

  • Pur continuando a preferire l’azionario all’obbligazionario, riteniamo che il ribasso dei titoli a più lunga duration abbia reso più interessanti i titoli di Stato. Privilegiamo un incremento dell'esposizione alla duration sovrana nelle fasi di flessione dei mercati, in particolare al di fuori degli Stati Uniti.

Evan Brown, Head of Global Multi-Asset Strategy and Portfolio Management, Americas and Asia di UBS Asset Management

 

Le preoccupazioni sul fronte dei conti pubblici possono avere un ruolo marginale, ma il messaggio più ampio che emerge dai mercati obbligazionari è che le economie continuano a dimostrare di essere in grado di assorbire tassi di interesse più elevati. I mercati sono sempre più costretti a prezzare uno scenario in cui la crescita si mantiene resiliente e i tassi ufficiali restano più elevati di quanto previsto in precedenza.

Le nostre analisi mostrano che, storicamente, la correlazione tra azioni e obbligazioni tende a diventare positiva quando l'inflazione supera all'incirca il 3%. Un ritorno a una correlazione negativa, o quantomeno prossima allo zero, tra azioni e obbligazioni dipenderà dalla capacità delle banche centrali di riportare l'inflazione più vicino al loro obiettivo del 2%. Riteniamo che, alla fine, ci riusciranno, e il recente inasprimento della politica monetaria dimostra il loro impegno in questa direzione. In ogni caso, ciò non significa che le obbligazioni abbiano perso i loro benefici in termini di diversificazione. 

 

ASSET ALLOCATION

Per gli investitori, la conclusione non è di abbandonare le obbligazioni, ma di definire con maggiore precisione i rischi dai quali esse sono chiamate a proteggere i portafogli.

 

Se la crescita dovesse deludere le aspettative, la duration dovrebbe continuare a offrire protezione. Rendimenti iniziali più elevati forniscono un margine di sicurezza molto maggiore rispetto al periodo successivo alla crisi finanziaria globale e, nelle fasi di flessione del mercato, privilegiamo un incremento dell'esposizione alla duration, in particolare nei mercati in cui i rischi per la crescita sono più pronunciati e nei quali è già scontato un significativo inasprimento della politica monetaria.

Se, invece, l'inflazione dovesse rivelarsi più persistente del previsto, altre fonti di diversificazione assumerebbero un'importanza crescente. Storicamente, le materie prime e l'oro hanno registrato buone performance in presenza di sorprese inflazionistiche e riteniamo che meritino di svolgere un ruolo più strutturale all'interno di portafogli diversificati.

Continuiamo pertanto a preferire l’azionario all’obbligazionario, ma ravvisiamo nei titoli di Stato un valore maggiore rispetto a qualsiasi altro momento di gran parte dell'ultimo decennio. Un contesto caratterizzato da un'inflazione più persistente e da shock dell'offerta più frequenti depone inoltre a favore di un maggiore ricorso all'asset allocation tattica, poiché i mercati tendono ad alternare fasi in cui prevalgono le preoccupazioni per la crescita ad altre dominate dai timori per l'inflazione.

La narrativa prevalente sostiene che i rendimenti obbligazionari resteranno "higher for longer". Noi preferiamo interpretare il contesto in modo diverso. Ciò che gli investitori stanno vivendo non è semplicemente un mondo di tassi più elevati, ma un ritorno a condizioni macroeconomiche più vicine alla norma storica. La crescita è stata più robusta, l'inflazione più persistente e i bilanci del settore privato più solidi di quanto molti si aspettassero. In quest'ottica, rendimenti più elevati, una correlazione più positiva tra azioni e obbligazioni e la resilienza degli attivi rischiosi non rappresentano fenomeni distinti da spiegare separatamente. Sono tutti manifestazioni della stessa realtà: il periodo successivo alla crisi finanziaria globale è stato l'eccezione, non la regola.

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