MERCATI OBBLIGAZIONARI
E’ proseguito anche la scorsa settimana il lento rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine, senza strappi significativi, ma comunque con una chiusura settimanale leggermente superiore a quella del venerdì precedente: il Treasury decennale è finito al 4,78% da 4,72% (grafico in basso), il Bund al 3,33% da 3,27% e il BTP decennale a 4,14% da 4,11%.

Il trend dei rendimenti sembra chiaramente orientato al leggero e inesorabile rialzo di settimana in settimana: il probabile aumento dei tassi americani a breve a metà settembre sembra però già scontato dal mercato.
Il dato di venerdì della disoccupazione americana di agosto è stato nettamente migliore del previsto con 162 mila nuovi occupati e una significativa revisione al rialzo del dato del mese precedente, ma la reazione del mercato obbligazionari è stata alla fine modesta, anche perchè si tratta di dati molto volatili e soggetti a revisioni mensili troppo ampie per essere affidabili per valutare la condizione del mercato del lavoro: si tratta di survey tra i datori del lavoro (per il numero dei nuovi occupati) e tra le famiglie (per il tasso di disoccupazione) il cui risultato non dovrebbe influenzare più di tanto i mercati e la discesa dei Treasurys dopo il dato è rientrata velocemente.
La prossima settimana avremo dati più significati per i mercati obbligazionari, i prezzi alla produzione americani di agosto (giovedì) e quelli al consumo venerdì: questi ultimi sono attesi invariati al 3,4%, mentre l’indice Core è previsto in leggera flessione al 2,4%. Giovedì è poi prevista la riunione della BCE e gli analisti si attendono un aumento dei tassi di un quarto di punto dal 2,4% al 2,65%.
Un'altra notizia negativa per il mercati obbligazionari è che il responsabile del fondo sovrano norvegese, del valore di 2.400 miliardi di dollari, ha proposto di ridurre le partecipazioni in titoli di Stato e di aumentare l’esposizione verso obbligazioni più rischiose, con l’obiettivo di incrementare i rendimenti. Una simile mossa ridurrebbe di circa 80 miliardi di dollari il portafoglio di Treasury statunitensi.
Norges Bank Investment Management — la divisione della banca centrale che gestisce il più grande fondo sovrano al mondo, comunemente noto come «fondo petrolifero» — ha dichiarato in una lettera indirizzata al Ministero delle Finanze norvegese che la quota del portafoglio obbligazionario destinata ai titoli di Stato dovrebbe essere ridotta dal 70% al 50%.
Le crescenti preoccupazioni riguardo ai livelli del debito pubblico a livello globale e il riaccendersi dei timori sull’inflazione, dovuti al conflitto in Medio Oriente, hanno alimentato una recente ondata di vendite sui mercati obbligazionari globali, spingendo i rendimenti ai massimi degli ultimi anni in tutto il mondo.
I rendimenti dei titoli a 30 sono saliti in misura significativa da inizio anno (tabella in basso).

MERCATI AZIONARI
La prima settimana di settembre ha visto gli indici azionari chiudere praticamente invariati (grafico in baso), mentre tutti gli altri mercati hanno perso terreno: Tokyo ha perso il 2,09%, il DAX l’1,97% e Milano lo 0,98%. Un rapporto sull’occupazione più forte del previsto ha penalizzato i titoli azionari e le obbligazioni a breve scadenza venerdì, con alcuni investitori che ora scommettono sul fatto che la Federal Reserve sia più propensa ad aumentare i tassi di interesse questo mese.

Un ulteriore segnale delle pressioni inflazionistiche che la Fed deve affrontare: venerdì il prezzo del diesel ha raggiunto il massimo storico di 5,85 dollari al gallone, superando il precedente record del 2022. Un’altra pressione a cui deve far fronte la Fed è di natura politica: dopo il dato di venerdì, il presidente Trump è intervenuto sui social media per incoraggiare la banca centrale ad abbassare i tassi.
La probabilità di un rialzo dei tassi il 16 settembre è al momento al 60%.
Gli indici americani continuano a mostrare una notevole tenuta a fronte del progressivo rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine, ma potrebbero perdere velocemente terreno senza preavviso a causa del posizionamento rialzista molto speculativo degli investitori retail e in parte anche istituzionali, segnalato dalla leva finanziaria a livelli record come il rapporto dei costi call/put.
E’ da monitorare per l’SP500 il primo importante supporto situato a quota 7230 perchè una chiusura sotto tale livello sarebbe un segnale di significativo peggioramento della posizione tecnica del mercato azionario.
