MERCATI OBBLIGAZIONARI
Prosegue la fase laterale dei mercati obbligazionari e nemmeno il dato dell’inflazione USA di luglio ha avuto un impatto sui titoli a lungo termine, come del resto quello sorprendente della disoccupazione della settimana precedente.
Nei dodici mesi fino a luglio, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense è sceso al 3,4% dal 3,5% di giugno, in linea con le previsioni. Su base mensile, il CPI complessivo è rimbalzato, come previsto, allo 0,1%, dopo essere diminuito dello 0,4% nel mese precedente.

L’indice dei prezzi dell’energia, che è stato al centro dell’attenzione a causa del recente aumento del prezzo del petrolio provocato dalla guerra con l’Iran, è diminuito dell’1,5% su base mensile, sebbene sia aumentato del 14,7% su base annua. In particolare, i prezzi della benzina sono calati del 2,9% su base mensile, registrando una diminuzione per il secondo mese consecutivo.
Il rendimento dei Treasury decennali ha chiuso la settimana in leggero aumento al 4,70% (grafico in basso), nonostante la discesa delle vendite al dettaglio di luglio. Da segnalare il rendimento del 5,216% all’asta dei titoli a 30 anni, il massimo degli ultimi 25 anni, con conseguente leggero aumento della pendenza della curva dei rendimenti.

In salita i rendimenti dei decennali europei, con quello del BTP a 3,99% e quello del Bund a 3,20%. Quello del 30 anni tedesco ha toccato il massimo dal 2011 al 3,72%.
Per quanto riguarda la prossima settimana l’attenzione sarà puntata sulla stima finale dell’inflazione di luglio nell’area Euro attesa mercoledì e, dagli USA, sull’indice della Fed di Philadelphia di agosto di giovedì e sul survey dell’S&P Global sulla congiuntura previsto venerdì.
MERCATI AZIONARI
La scorsa settimana è stata contrastata per i mercati azionari con lo Stoxx 600 europeo che ha perso lo 0,36%, ma con Seul in rialzo dell’11,49% e il Nikkei del 4,74%. A Wall Street l’SP500 è salito del 0,36% e il Nasdaq 100 del 1,09% (grafico in basso) nel corso della settimana.

I dati macro statunitensi hanno ridimensionato le probabilità di un aumento dei tassi in settembre, ma il mercato obbligazionario sta spingendo lentamente al rialzo i rendimenti a lungo termine: forse più per il progressivo aumento dell’offerta di titoli, effettivo e prospettico, che per un aumento delle aspettative inflazionistiche. Pesa poi sul mercato la notevole offerta di titoli corporate delle aziende che stanno investendo massicciamente nel settore dell’Intelligenza Artificiale, ma il mercato azionario non sembra affatto preoccupato e al contrario aumentano i flussi verso i titoli tecnologici, sia direttamente che attraverso i fondi.
Da notare poi la notevole compiacenza degli investitori, che non avvertono alcun rischio nella fase attuale di Wall Street: il costo della protezione delle posizioni attraverso l’acquisto di opzioni put è sui livelli minimi degli ultimi anni rispetto al costo delle call, mentre l’indice VIX della volatilità è sui minimi dell’ultimo decennio.
Il notevole interesse nei titoli azionari è in parte spiegato dall’ottima stagione delle trimestrali americane, visto l’aumento del 50% degli utili dell’S&P500 sullo stesso trimestre del 2025 (32% escludendo l’aumento legato alle valutazioni delle partecipazioni di Alphabet e Amazon), fattore che compensa la salita dei rendimenti obbligazionari a lungo termine, ma che non è sostenibile nel medio termine.
In ogni caso gli indici americani ed europei non hanno rotto al ribasso alcun supporto e pertanto la fase di euforia può spingere gli indici verso nuovi massimi. Quando però i mercati sono così in ipercomprato basta poco a far invertire il trend e pertanto è consigliabile coprire il rischio di ribassi visto il costo molto modesto di tale copertura.