Outlook settimanale

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Il rialzo del prezzo del petrolio e le notizie negative provenienti dai fondi di Private Equity hanno contribuito a peggiorare il tono dei mercati azionari nel corso degli ultimi giorni, ma anche gli obbligazionari hanno esteso il ribasso della settimana precedente.

 

MERCATI OBBLIGAZIONARI

Il rendimento del Treasury decennale ha chiuso la settimana al 4,28%, avvicinandosi al massimo di inizio anno, e il superamento di questo livello sarebbe un segnale molto negativo per i mercati obbligazionari (grafico in basso).

In ribasso anche i mercati europei, con il rendimento del Bund al 2,98%, vicino al massimo dell’ottobre 2023, e quello del BTP decennale al 3,80%.

A parte l’andamento del greggio, l’attenzione degli investitori era puntata sui dati dell’inflazione USA di febbraio, rilasciati mercoledì 11: la variazione tendenziale è rimasta ferma al 2,4% rispetto a gennaio, e anche quella dell’indice Core è rimasta invariata al 2,5%.

Venerdì invece è stata la volta dell’indice PCE utilizzato per deflazionare i consumi nominali per il mese di gennaio: il dato headline M/M è stato in linea con le aspettative allo 0,3%, in lieve rallentamento rispetto allo 0,4% di dicembre, mentre il dato Y/Y è risultato al 2,8% (attese 2,8%, precedente 2,9%). Il Core PCE M/M si è attestato allo 0,4% (attese e precedente 0,4%), mentre il dato Y/Y ha superato il consenso di Wall Street arrivando al 3,1% (attese e precedente 3,0%). Il Core PCE è l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve. Vengono quindi ridimensionate le aspettative di una riduzione dei tassi USA nei prossimi mesi.

Venerdì è stata annunciata anche la revisione della crescita del PIL americano del quarto trimestre e non sono mancate le sorprese: la seconda stima del PIL del Q4 2025 ha mostrato una revisione al ribasso, con una crescita allo 0,7% rispetto all’1,4% inizialmente riportato, e in netto calo rispetto al 4,4% del Q3. La spesa reale dei consumatori è cresciuta del 2%, sotto le attese del 2,4% e sotto la stima preliminare. La revisione al ribasso allo 0,7% riflette revisioni negative per esportazioni, consumi, spesa pubblica (a causa della chiusura prolungata dell’attività governativa) e investimenti, mentre le importazioni sono diminuite meno di quanto stimato in precedenza.

La settimana prossima avremo mercoledì il dato dei prezzi alla produzione USA di febbraio e giovedì le vendite di nuove case di gennaio e l’indice della Fed di Philadelphia per il mese di marzo.

 

MERCATI AZIONARI

La scorsa settimana ha visto gli indici americani far segnare nuovi minimi dell’anno, con il Dow Jones particolarmente debole avendo perso l’8% da fine dicembre, mentre il Nasdaq mostra una migliore tenuta grazie ai giganti tecnologici: NVIDIA ha chiuso la settimana in territorio positivo.

L’indice S&P 500 si sta avvicinando all’importante supporto a quota 6520 (grafico in basso).

 

 

Il tono del mercato sta peggiorando non tanto per il rialzo del prezzo del petrolio, che dovrebbe rivelarsi passeggero, ma per i segnali preoccupanti che provengono dal settore del credito privato, con vari fondi che hanno bloccato i riscatti e JPMorgan che ha annunciato una stretta al credito verso questo settore. Il rialzo dei rendimenti obbligazionari è un altro fattore negativo per i mercati azionari.

Da notare la discesa del titolo JPMorgan verso l’importante supporto a quota 280 dollari, la cui rottura al ribasso avrebbe implicazioni negative per l’intero settore finanziario (grafico in basso).

 

 

La risoluzione della crisi mediorientale dovrebbe prima o poi permettere un recupero dei mercati azionari, ma rimangono i problemi strutturali delle valutazioni elevate, dell’equity risk premium ai minimi e dei segnali di debolezza provenienti dal sistema finanziario statunitense, che consigliano prudenza nell’esposizione ai mercati.

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