I MERCATI OBBLIGAZIONARI
I rendimenti dei decennali americani ed europei hanno aperto l'anno all'interno delle trading range degli ultimi mesi con il Treasury decennale fermo al 4,19% (grafico in basso) e quello del Bund al 2,90%: in leggera salita quello del BTP decennale al 3,57%.

Non sembrano esserci motivi al momento per attendersi movimenti significativi visto che i dati macro non mostrano variazioni significaitve per i tassi di inflazione o per quelli di crescita.
Negli Stati Uniti la crescita del PIL rimane sostenuta grazie la politica fiscale favorevole, nonostante il fatto che i redditi della maggior parte della popolazione si stagnante. Le pressioni inflazionistiche rimangono modeste nonostante i tagli dei tassi e la citata politica fiscale espansionistica.
La prossima settimana è densa di dati macro iniziando con il dato di lunedì dell'indice ISM del settore manifatturiero di dicembre, atteso poco mosso a 48,3.
Martedì avremo poi l'indice S&P dei servizi USa di dicembre atteso in discesa 52,9 e mercoledì la prima stima dell'inflazione dell'area Euro di dicembre prevista invariata al 2,1%. Nello stesso giorno è poi previsto il dato dei nuovi occupati del setore privato negli USA calcolato dall'ADP, previsto a 47 mila nuovi occupati e l'indice ISM americano del settore dei servizi, atteos in discesa a 52,2% da 52,6 di novembre.
Finalmente venerdì avremo il dato governativo della disoccupazione USA di dicembre e le previsioni sono per 57 mila nuovi occupati: negli anni scorsi l'economia americana creava circa 200 mila nuovi occupati al mese, ma sembrano altri tempi.
MERCATI AZIONARI
L'ultima settimana dell'anno ha visto il mercati azionari europei particolarmente euforici con Madrid in rialzo dell'1,86% e Milano dell'1,72% come l'indice Stoxx europeo, mentre gli indici americani hanno chiuso in ribasso: l'SP500 ha perso l'1,03% (grafico in basso), come il Russell 2000 dei titoli a minore capitalizzazione, e il Nasdaq 100 l'1,71% per colpa di qualche tecnologico in ribasso come Microsoft che venerdì ha perso il 2,2% finendo a 472,94 dollari, lontano dal massimo a 553 dello scorso novembre.

Gli indici americani rimangono tranquillamente sopra ai primi supporti e quindi non sembra ci siano motivi di preoccupazione nonostante le valutazioni esagerate, ma è consigliabile molta prudenza nella gestione del rischio, che rimane molto elevato per l'esposizione azionaria.