Commento a cura di Kei Okamura, Portfolio Manager di Neuberger Berman
Cosa potrebbe essere diverso questa volta? Il lungo periodo di sottovalutazione delle azioni giapponesi è stato determinato da tre convinzioni: le intenzioni politiche raramente si traducono in azioni concrete, la domanda interna è strutturalmente fragile e l'accumulo di liquidità da parte delle aziende comprime il rendimento del capitale proprio (ROE). La recente schiacciante vittoria elettorale del Partito Liberal Democratico (LDP) del primo ministro Sanae Takaichi è importante perché potrebbe mettere in discussione tutte e tre queste convinzioni contemporaneamente. I cambiamenti di paradigma tendono a verificarsi non attraverso un singolo annuncio, ma quando aumentano le probabilità di un seguito sostenuto a livello di politica, famiglie e comportamento delle imprese. A nostro avviso, tre segnali di cambiamento di regime meritano attenzione: una sequenza politica più rapida, un'agenda più deliberata per la domanda interna e un percorso più chiaro dalla governance a un ROE più elevato.
IL RISULTATO DELLE POLITICHE COME VARIABILE DI VALUTAZIONE
Storicamente, il Giappone non è mai stato a corto di iniziative politiche. Lo sconto del mercato ha spesso rispecchiato l'incertezza relativa alla loro attuazione: ritardi, diluizione e perdita di slancio. Ciò che potrebbe essere diverso ora, con il LDP che ha conquistato 316 dei 465 seggi della Camera bassa (68,0%), descritta come la prima maggioranza assoluta di un singolo partito alle elezioni generali dalla Seconda guerra mondiale, è il risultato: la capacità di far passare i bilanci e le riforme attraverso il sistema con meno punti di attrito. Due caratteristiche strutturali sono importanti. In primo luogo, la Camera bassa del Parlamento, più influente, può prevalere sulla Camera alta con una maggioranza dei due terzi, rendendo il controllo di quella Camera decisivo per i bilanci e le leggi fondamentali. In secondo luogo, la leadership delle commissioni determina la forma che assumono i disegni di legge prima che giungano al voto finale; il controllo del LDP sulle commissioni permanenti chiave potrebbe contribuire ad accelerare l'agenda. Una maggiore produttività non garantisce risultati migliori, ma riteniamo che possa ridurre il rischio di deriva politica, un fattore importante per il premio di rischio azionario giapponese.
IL RILANCIO DELLA DOMANDA INTERNA STA DIVENTANDO UN OBIETTIVO POLITICO DICHIARATO
Una lezione appresa dai decenni di deflazione in Giappone è la necessità di proteggere il potere d'acquisto delle famiglie. Ciò significa rafforzare il canale interno sostenendo gli aumenti salariali e limitando al contempo il tipo di inflazione quotidiana che erode la fiducia. Il primo ministro Takaichi ha sottolineato entrambi questi aspetti, insieme alle misure volte a sostenere i consumi delle famiglie. Se tale equilibrio dovesse mantenersi, le opportunità per gli investitori in Giappone potrebbero ampliarsi oltre i tradizionali favoriti, come i grandi esportatori e i vincitori ciclici che beneficiano della conversione valutaria. Tuttavia, i vincoli continuano a essere importanti. I tassi e lo yen rimangono il circolo vizioso del mercato: condizioni finanziarie più rigide possono esercitare pressione sui guadagni interni, mentre le fluttuazioni valutarie possono aiutare gli esportatori ma mettere sotto pressione le famiglie attraverso i costi delle importazioni.
IL ROE E' UN SEGNALE CHIAVE PER IL RE-RATING DEL GIAPPONE
A nostro avviso, la parte più interessante dell'agenda di Takaichi è il modello di finanziamento implicito: mobilitare i bilanci sottoutilizzati delle società giapponesi piuttosto che fare affidamento esclusivamente sul bilancio pubblico. Questo è importante perché lo sconto del mercato azionario giapponese riflette da tempo strutture aziendali ricche di liquidità ma con scarsi rendimenti. Riteniamo questo sia uno dei motivi per cui molti investitori globali hanno continuato a sottopesare le azioni giapponesi, nonostante il miglioramento registrato negli ultimi anni in termini di distribuzione dei dividendi e buyback. Ad esempio, l'indice MSCI Japan è scambiato a circa 16 volte gli utili dell'anno fiscale 2027, mentre l'indice MSCI Japan Small Cap è scambiato a circa 14 volte, contro le circa 20 volte dell'S&P 500 (dati Bloomberg al 9 febbraio 2026). Ecco perché la revisione del Codice di Corporate Governance proposta da Takaichi per la fine dell'anno è importante. Se aumenterà le aspettative in merito alla trasparenza dell'allocazione del capitale, riteniamo che potrà rafforzare una disciplina di capitale più sistematica, con quadri normativi più chiari, tassi di rendimento minimi più elevati e ristrutturazione delle attività a basso rendimento. Lo stesso ragionamento vale per la spinta agli investimenti in 17 settori di “gestione delle crisi” legati alla sicurezza nazionale e alla resilienza economica, tra cui semiconduttori, trasporti marittimi, energia e automobili. Per gli investitori, la prova sarà se il sostegno politico e la pressione sulla governance si tradurranno in migliori rendimenti sul capitale.
POSIZIONAMENTO DI PORTAFOGLIO
I mercati continueranno ad ancorare le aspettative alla credibilità fiscale (con il debito lordo del Giappone che si attesta al 230% del PIL, anche se i disavanzi sono stati relativamente modesti, intorno allo 0,6% del PIL), nonché all'andamento dei tassi e dei cambi e ai segnali tangibili dell'attuazione delle politiche. Per giustificare un rialzo dei rating occorreranno progressi visibili in termini di salari reali, resilienza dei consumi e azioni societarie volte a migliorare l'efficienza del capitale e il ROE. A livello di portafoglio, queste dinamiche indicano che i titoli azionari giapponesi sono più adatti come allocazione core piuttosto che come aggiunta tattica. È opportuno privilegiare l'esposizione al percorso del ROE, concentrandosi sulla disciplina del capitale e sull'uso della liquidità societaria guidato dalla governance, abbinando i beneficiari trainati dagli investimenti alla sensibilità alla domanda interna. Considerare i tassi e lo yen come variabili di rischio esplicite, non come ipotesi di base. La conclusione è semplice: l'esito delle elezioni aumenta le possibilità che le riforme vengano attuate.