J. SAFRA SARASIN: Il settore farmaceutico come copertura dall’IA per i portafogli attivi

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A cura di Simone Poma, gestore della strategia JSS Sustainable Equity - Future Health di J. Safra Sarasin

Il momentum degli utili delle società biopharma statunitensi è positivo, ma non spiega completamente il re-rating registrato dalla metà del 2025. Attualmente il settore farmaceutico tratta sostanzialmente in linea con la propria media di lungo periodo, risultando quindi correttamente valutato piuttosto che eccessivamente prezzato. Il rapporto P/E forward del comparto farmaceutico dell’S&P 500 rispetto all’S&P 500 nel suo complesso evidenzia infatti il premio o lo sconto con cui il settore viene scambiato rispetto al mercato più ampio.

 

A spiegare la sovraperformance contribuiscono altri quattro fattori chiave:

  • l’accelerazione dell’innovazione scientifica, con nuove modalità terapeutiche che contribuiscono ad affrontare importanti esigenze mediche ancora insoddisfatte.
  • il venir meno del rischio legato ai prezzi dei farmaci negli Stati Uniti, a seguito dei recenti accordi con le autorità, che ha ridotto i premi per il rischio e sostenuto i multipli.
  • il crescente interesse degli investitori verso il settore come possibile copertura rispetto all’IA, grazie alla stabilità della crescita, alla solidità dei bilanci e alla resilienza dei flussi di cassa.
  • il mercato sta riconoscendo sempre più il biopharma come uno dei principali beneficiari dell’adozione dell’intelligenza artificiale, che aumenta la produttività della ricerca e sviluppo nella scoperta e nello sviluppo dei farmaci.

 

Le aree di crescita possono compensare il patent cliff

Oncologia, malattie autoimmuni, farmaci orfani per le malattie rare, terapie per la perdita di peso e neurodegenerazione legata all’invecchiamento rappresentano le principali aree di crescita per le grandi aziende farmaceutiche. Gli investimenti organici nelle pipeline, combinati con la capacità di effettuare operazioni di business development, dovrebbero consentire all’industria biopharma di superare il prossimo patent cliff e mantenere una crescita di lungo periodo.

Diverse aree terapeutiche rappresentano importanti fonti di potenziale crescita. L’oncologia rimane un mercato dominante e scalabile, caratterizzato da una solida produttività della ricerca e sviluppo. Le malattie autoimmuni offrono un potenziale di crescita duraturo grazie alla necessità di trattamenti cronici e all’elevata aderenza dei pazienti alle terapie. Le malattie rare rappresentano un’opportunità particolarmente interessante, poiché i progressi nell’IA e nella genomica permettono di intervenire sulle origini genetiche di molte patologie ancora prive di trattamento.

Inoltre, le innovazioni scientifiche nei settori cardio-metabolico e delle neuroscienze potranno contribuire a ridurre gli oneri economici e sociali a livello globale.

 

La crescente rilevanza della ricerca cinese

Molte aziende occidentali stanno acquisendo in licenza farmaci sviluppati da società cinesi una volta che i loro prodotti hanno superato la Fase 1. Il crescente ricorso al out-licensing da parte delle società biopharma cinesi, sostenuto dall’innovazione sviluppata a livello regionale, offre vantaggi significativi a livello globale. La Cina presenta infatti punti di forza distintivi nello sviluppo dei farmaci, tra cui la chimica supportata dall’IA, un ampio bacino di pazienti, tempi rapidi di arruolamento negli studi clinici e costi contenuti.

Per le società occidentali questo modello svolge una duplice funzione. Da un lato, consente di affiancare alle costose operazioni di M&A investimenti clinici meno onerosi ma caratterizzati da un elevato potenziale di rendimento. Dall’altro, uno sviluppo dei farmaci a costi più contenuti può contribuire ad ampliare l’accesso alle cure nei Paesi in via di sviluppo.

Esistono naturalmente dei rischi, ad esempio legati alla possibilità che i risultati iniziali ottenuti a livello regionale non siano completamente replicabili a livello globale a causa di differenze biologiche o nella progettazione degli studi clinici. Tuttavia, i costi iniziali contenuti dovrebbero più che compensare tali rischi.

 

Dove l’Europa è più competitiva

La natura globale dell’industria biopharma rende complesso un confronto diretto tra società statunitensi ed europee, poiché ciascuna azienda presenta punti di forza differenti, costruiti attraverso la ricerca e sviluppo e vantaggi competitivi sul piano commerciale. Storicamente, le società europee hanno avuto una minore esposizione a segmenti governativi statunitensi come Medicare, risultando quindi meno esposte ai timori relativi alla regolamentazione dei prezzi dei farmaci negli Stati Uniti, mentre i capitali degli investitori si orientavano verso la tecnologia statunitense.

Uno dei principali punti di forza dell’Europa potrebbe essere rappresentato dalle malattie rare, grazie alla presenza di ampi bacini di pazienti a livello globale. Inoltre, le aziende europee possono applicare prezzi premium ai farmaci orfani senza esercitare una pressione eccessiva sui bilanci pubblici.

 

M&A sempre più centrale

Le operazioni di M&A nel biopharma possono sostenere i rendimenti del settore attraverso due canali. In primo luogo, i grandi operatori acquisiscono generalmente società small e mid cap pagando premi elevati, spesso attraverso processi competitivi, generando così un immediato valore per gli azionisti. In secondo luogo, l’acquisizione di farmaci già commercializzati o di attività in pipeline migliora il profilo finanziario degli acquirenti attraverso sinergie di costo e una crescita degli utili di lungo periodo. Alla luce dell’imminente patent cliff e delle solide disponibilità liquide, le grandi società biopharma potrebbero essere in grado di assorbire facilmente oltre la metà del settore biotech nei prossimi anni.

 

Perché guardare alla sanità nel suo complesso

Dal 2020, il settore biopharma ha mostrato una crescita resiliente, offrendo al contempo una protezione rispetto all’instabilità più ampia dei mercati. Per gli investitori, il settore rappresenta un ponte tra l’economia digitale e i bisogni sanitari strutturali dell’umanità. L’IA accelera il processo di scoperta, mentre l’invecchiamento della popolazione e i bisogni medici ancora insoddisfatti sostengono la domanda di lungo periodo.

 

Per gli investitori che intendono beneficiare della crescita strutturale del settore farmaceutico, tuttavia, appare preferibile un’esposizione più ampia al comparto healthcare piuttosto che una concentrazione esclusiva nella produzione di farmaci. Le principali forze alla base di questa tesi — invecchiamento della popolazione, bisogni medici insoddisfatti e guadagni di produttività derivanti dall’IA — interessano infatti l’intera catena del valore della sanità e non soltanto le pipeline delle grandi società farmaceutiche.

Tecnologie medicali, diagnostica, strumenti per le scienze della vita e servizi sanitari possono beneficiare di questi trend attraverso modelli di business differenti e solo debolmente correlati tra loro. Un’allocazione più ampia consente inoltre di diluire i rischi più accentuati nel pharma puro: il patent cliff, gli esiti binari degli studi clinici e la regolamentazione dei prezzi dei farmaci, che periodicamente può comprimere i multipli del settore.

Un approccio più diversificato amplia infine anche l’universo investibile, offrendo a un gestore attivo maggiori opportunità per sfruttare le differenze di valutazione tra società e orientarsi verso i profili di rischio/rendimento più interessanti.

 

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