GAM: la disparità economica causata dall'AI non dovrebbe preoccupare gli investitori

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A cura di Julian Howard, Chief Multi-Asset Investment Strategist di GAM

Le stime relative alla quota dei consumi sul prodotto interno lordo (PIL) statunitense si sono generalmente attestate tra il 66% e il 70% dal 2000. Tuttavia, il predominio relativo dei consumatori non è una costante e, di recente, nuove fonti di crescita industriale stanno iniziando a farsi sentire nella più grande economia del mondo. Gran parte di questo fenomeno è legato all’intelligenza artificiale (IA) e ad altri investimenti tecnologici – si pensi ai data center e all’automazione.

È problematico che l’economia si stia allontanando dal consumatore, data la storica dipendenza sia di quest’ultimo che del mercato azionario da un consumo forte e stabile? La posta in gioco è alta, dato che le valutazioni del mercato azionario statunitense sono relativamente elevate, con il rapporto prezzo/utili previsto sull’indice S&P 500 che, all’11 giugno, era pari a 21,5x rispetto a una media di 18,2x dalla fine degli anni ’80.

 

I CONSUMATORI STATUNITENSI AVVERTONO LA STRETTA

Partiamo dai consumatori statunitensi: dal 2020 non hanno certo avuto vita facile. Da allora i salari reali sono aumentati di pochissimo; i dati del Bureau of Labor Statistics indicano infatti che, nell’anno fino alla fine di maggio 2026, i salari reali sono cresciuti in media solo dello 0,5%In parole povere, per la maggior parte degli americani non si è registrato alcun aumento percepibile del potere d’acquisto nell’arco di mezzo decennio. Le ragioni sono numerose, ma il problema principale è stato il livello inaspettatamente elevato dell’inflazione nell’economia statunitense – e, di fatto, in quella globale – dalla fine della pandemia, il che ha fatto sì che i salari, pur aumentando, non siano riusciti a tenere il passo. Anche la disuguaglianza potrebbe svolgere un ruolo indesiderato, con i lavoratori più qualificati e con salari più alti che riescono a stare al passo con l’inflazione in un modo in cui il resto della forza lavoro semplicemente non ci riesce. Le conseguenze sono evidenti sotto forma di un cambiamento delle abitudini, tra cui un consumo generalmente più contenuto dal 2020 e, cosa significativa, il fatto che i rivenditori discount come Walmart stiano ottenendo risultati migliori rispetto ai loro omologhi più tradizionali come Macy’s, poiché gli acquirenti privilegiano il risparmio rispetto alla qualità.

 

L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE STA ALIMENTANDO UN NUOVO BOOM INDUSTRIALE

Allo stesso tempo, alcuni settori dell’economia stanno vivendo un vero e proprio boom, non da ultimo quelli della costruzione di data center, dell’automazione, dell’aerospaziale e della difesa. Secondo una stima di Morgan Stanley, solo quest’anno gli “hyperscaler” tecnologici spenderanno la cifra sbalorditiva di 800 miliardi di dollari in investimenti (capex), destinati in gran parte alle infrastrutture di IA e ai data center. Questa nuova economia industriale non si limita a procedere in parallelo a quanto sta accadendo ai consumatori, ma potrebbe già mostrare segni di rappresentare una minaccia per alcuni segmenti della forza lavoro. L’IA e l’automazione vengono spesso impiegate per ridurre la dipendenza dal fabbisogno di manodopera nei processi commerciali e industriali, il che suggerisce che queste tendenze potrebbero rivelarsi durature. I consumi personali sono cresciuti solo dell’1,6% su base annualizzata nel primo trimestre del 2026. Sebbene sia vero che gli investimenti siano diminuiti nei settori dell’edilizia residenziale, degli edifici adibiti a uffici e dei mezzi di trasporto, sono invece cresciuti del 43% nelle attrezzature tecnologiche, del 23% nel software e del 22% nei data center. Il Wall Street Journal ha recentemente stimato che nel primo trimestre del 2026 l’«economia dell’IA» sia cresciuta del 31% mentre l’economia non legata all’IA è rimasta, al confronto, molto contenuta.

 

IL MERCATO AZIONARIO RIFLETTE LA NUOVA REALTA' ECONOMICA

Questo ci riporta direttamente al mercato azionario, che ancora una volta è dominato dai titoli dei “Magnifici 7” – Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft, Nvidia, Tesla – oltre che da altri titoli legati all’intelligenza artificiale, come ad esempio Micron, produttore di memorie ad alta larghezza di banda. Per alcuni, i recenti rialzi del mercato azionario trainati da questi titoli tecnologici e da quelli ad essi associati sono diventati a tutti gli effetti un rischio sistemico. In effetti, la dissonanza negli Stati Uniti tra, da un lato, mercati azionari robusti e, dall’altro, consumatori che ridimensionano le proprie abitudini di acquisto a causa dei redditi reali negativi è diventata sempre più difficile da ignorare. Ciò ha anche riacceso le critiche alla cosiddetta economia «a forma di K» che sembra avvantaggiare una ristretta cerchia di vincitori, creando al contempo un’intera coorte di perdenti relativi.

 

LA STORIA DEL MERCATO NON SI RIPETE MAI, MA SPESSO PRESENTA ANALOGIE

Per gli investitori, tuttavia, il cambiamento della struttura dell’economia e del mercato azionario è qualcosa di prevedibile nel corso del tempo. I titoli ferroviari sono praticamente scomparsi dall’S&P 500 (ce ne sono solo tre). Il colosso petrolifero ExxonMobil rappresenta ormai solo l’1% dell’S&P 500 e cinque dei «Magnifici 7» hanno da soli una capitalizzazione di mercato superiore a quella dell’intero settore petrolifero. In questo senso, la nuova economia industriale americana non dovrebbe essere vista con sospetto più di quanto non lo fosse, ad esempio, l’ascesa dell’industria automobilistica nel XX secolo. Per gli investitori orientati alla generazione di rendimenti, questi cambiamenti nell’economia potrebbero fornire un certo grado di rassicurazione fondamentale su ciò che sta accadendo contemporaneamente nel mercato azionario. 

 

L'ANDAMENTO DEI SETTORI SEMBRA RACCONTARE LA STESSA STORIA RASSICURANTE

Le tipiche bolle speculative vengono spesso accusate di essere – e sono infatti caratterizzate da – un distacco totale dalla realtà economica, ma una rapida analisi dei rendimenti settoriali dell’S&P 500 da inizio anno rivela una notevole coerenza con quanto sta accadendo nel mondo reale. Il settore energetico sta certamente registrando buoni risultati sulla scia della guerra in Iran, un fattore che potrebbe attenuarsi in caso di risoluzione del conflitto. Ma, a un livello più profondo, i settori tecnologico e industriale stanno registrando performance eccezionalmente solide, mentre quello dei beni di consumo discrezionali resta indietro, il tutto in stretta correlazione con l’ascesa della nuova economia industriale di cui si è parlato. In alcuni ambienti potrebbe esserci un certo malessere riguardo alle recenti performance del mercato azionario, ma per chi è alla ricerca di prove di uno scollamento dalla realtà, l’economia non ne ha ancora fornite.

 

 

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