Di Naomi Waistell, Fund Manager dei mercati emergenti presso Carmignac
Mentre gli Stati Uniti continuano a dominare i titoli dei media, sembrano però perdere una battaglia ben più significativa, quella per la leadership tecnologica e per la fiducia degli investitori globali, mentre i mercati emergenti si affermano come seri contendenti.
Lo scorso anno ha registrato la più marcata e coordinata sovraperformance dei mercati emergenti rispetto ai Paesi sviluppati degli ultimi 15 anni. Tuttavia, la solida performance che osserviamo oggi è molto diversa dal rally trainato dalle materie prime del passato. Alimentata da una potente combinazione di miglioramenti strutturali, fattori ciclici favorevoli e catalizzatori tematici in un’ampia gamma di Paesi, dalla Corea del Sud al Brasile, essa segnala un profondo cambiamento di paradigma. La relativa debolezza dei mercati occidentali ha ulteriormente rafforzato questo slancio.
I mercati emergenti hanno chiaramente beneficiato di diversi importanti miglioramenti strutturali che ne hanno rafforzato la resilienza e li hanno resi una destinazione d’investimento più attrattiva. Molte economie emergenti hanno consolidato i propri fondamentali macroeconomici, con un migliore controllo dell’inflazione, posizioni delle partite correnti più solide e una crescita degli utili più robusta, mettendo in discussione l’assunto secondo cui debbano sempre incorporare un premio per il rischio più elevato.
Allo stesso tempo, significative riforme della governance, in particolare in Paesi come la Corea, stanno contribuendo a migliorare rendimenti, margini e remunerazione degli azionisti[1].
Per 15 anni i mercati emergenti hanno inondato il mercato con nuove emissioni azionarie, diluendo l’EPS, ma oggi assistiamo a un’inversione di tendenza: i riacquisti di azioni, combinati con le riforme, stanno sostenendo la redditività e alimentando l’attuale rally dei mercati emergenti. Questa attenzione all’efficienza e alla creazione di valore per gli azionisti li avvicina ai mercati sviluppati, un aspetto che gli investitori più attenti stanno cogliendo.
I venti favorevoli ciclici alimentano la ripresa - Oltre ai cambiamenti strutturali, i mercati emergenti stanno beneficiando di una potente serie di fattori ciclici che ne rafforzano la recente sovraperformance. Un dollaro statunitense più debole sta allentando le condizioni finanziarie e sostenendo le valute emergenti; i prezzi delle materie prime sono tornati a salire – questa volta in relazione al boom degli investimenti infrastrutturali legati all’intelligenza artificiale – favorendo gli esportatori in America Latina e in Asia; l’inflazione è già diminuita in molte economie emergenti, consentendo alle banche centrali di tagliare i tassi prima dei Paesi sviluppati e di stimolare la crescita; la dinamica degli utili si è rafforzata grazie a una ripresa più precoce e rapida; e i flussi commerciali sono migliorati, sostenuti dalla resilienza della domanda cinese e dall’espansione delle catene di fornitura tra Paesi emergenti.
Con mercati come Corea, Taiwan, Brasile, Messico e Sudafrica che avanzano in modo sincronizzato e con gli investitori globali che si orientano verso aree più convenienti e a maggiore crescita, questi fattori ciclici si stanno allineando a sostegno della fase iniziale di quello che potrebbe rivelarsi un ciclo emergente duraturo.
Inversione del sentiment, fondata sui fondamentali - La recente correzione dei titoli tecnologici nei mercati sviluppati ha ricordato con forza quanto il sentiment degli investitori sia determinante e quanto possa cambiare rapidamente. In poco più di un anno abbiamo assistito a un’importante inversione di percezione sulla Cina: solo 18 mesi fa era considerata “non investibile”, con esposizioni degli investitori globali molto ridotte o inesistenti. Gran parte del resto degli emergenti era trattata con analoga cautela.
A gennaio 2026, invece, gli afflussi verso i mercati emergenti hanno raggiunto un livello record, dopo un quarto trimestre 2025 molto solido, riflettendo il cambiamento del sentiment ma anche il crescente riconoscimento dello sconto degli emergenti rispetto al mercato statunitense (40%). Ciò appare anomalo se si considera che le economie emergenti contribuiscono per il 40% al PIL globale e per circa il 70% alla crescita incrementale mondiale. Inoltre, i mercati emergenti mostrano la crescita dell’EPS più elevata, che a nostro avviso dovrebbe tradursi in valutazioni di mercato favorevoli nel lungo periodo[2].
Da produttori di base a leader high-tech
La competenza tecnologica dei mercati emergenti ? sempre più evidente. Sebbene la narrazione dominante associ ancora innovazione e creazione di valore agli Stati Uniti, la realtà è diversa. La produzione di semiconduttori di fascia alta – fondamentali per l’esistenza stessa dell’intelligenza artificiale – avviene prevalentemente a Taiwan e in Corea del Sud[3], solo uno degli esempi della leadership tecnologica dei mercati emergenti.
Nell’ultimo decennio, i mercati emergenti, in particolare in Asia, si sono silenziosamente trasformati nella potenza globale dell’hardware per l’IA, producendo componenti essenziali – dai chip ai sensori – che rendono possibile il boom dell’intelligenza artificiale.
E l’IA non è l’unico ambito di eccellenza. Dalla leadership della Cina nella produzione di energia solare e nelle esportazioni automobilistiche, alla leadership di Taiwan nella produzione di materiali chimici avanzati e compositi utilizzati nell’elettronica ad alte prestazioni, l’ampiezza dei settori in cui alcune economie emergenti hanno sviluppato un vantaggio competitivo significativo va ben oltre un singolo comparto.
Per questa straordinaria varietà di competenze di alto livello, investire nei mercati emergenti non è più soltanto un’esposizione ad alta beta alla crescita globale: è il riconoscimento crescente che si tratta di mercati attrattivi, autosufficienti e altamente competitivi a pieno titolo.
I vantaggi dell'esposizione selettiva
Sebbene vi siano numerose ragioni per essere ottimisti sui mercati emergenti nel 2026, si tratta di un’asset class estremamente sfaccettata, influenzata da molteplici fattori domestici e internazionali. Una conoscenza approfondita delle dinamiche locali e l’accesso a informazioni dirette sul campo sono essenziali per navigarla con successo. La capacità di innovazione, la redditività aziendale e la remunerazione degli azionisti nelle economie emergenti sono in miglioramento, così come il sentiment degli investitori, ma i rischi associati al mondo in via di sviluppo non sono scomparsi. Per questo motivo, riteniamo fondamentale una gestione attiva con esposizioni mirate verso società di elevata qualità, piuttosto che un posizionamento ampio sull’indice: la natura eterogenea e talvolta volatile dei mercati emergenti non consente approcci indiscriminati
[1] Il Value Up Programme della Corea – volto a migliorare la governance, incoraggiare le società a restituire maggiore capitale agli azionisti, rafforzare trasparenza e responsabilità e ridurre il cosiddetto “Korea discount” – ha direttamente rafforzato la fiducia degli investitori, contribuendo a rendimenti del 100% in dollari lo scorso anno, seguiti da un ulteriore rialzo del 20% nel 2026.
2 Bloomberg, FactSet, Goldman Sachs Global Investment Research, febbraio 2026
3 Circa il 90%