BNP Paribas: global outlook primavera 2026

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La durata e l’entità dello shock derivante dal conflitto in Medio Oriente avranno un impatto duraturo sull’economia globale, indipendentemente da ciò che accadrà nei prossimi giorni e settimane.

Prevediamo ora una crescita del PIL più bassa, un’inflazione più elevata e banche centrali più restrittive rispetto a quanto stimato all’inizio dell’anno.

Tuttavia, riteniamo che si tratti di una storia di resilienza intaccata ma non compromessa. Il forte slancio della crescita pre-conflitto e fattori strutturali come l’intelligenza artificiale e la spesa per la difesa offrono un supporto compensativo.

Siamo ribassisti sulla duration nell’area euro e negli Stati Uniti e prevediamo un irripidimento delle curve. In Giappone ci aspettiamo un bear flattening, mentre nel Regno Unito un bull flattening.

Nei mercati emergenti, ci concentriamo ora su posizioni “receiver” dove vediamo dinamiche di allentamento strutturale: Brasile, Turchia e Ungheria.

Per gli spread dei titoli di Stato dell’area euro (EGB), ci aspettiamo un allargamento in Francia, guidato dal riemergere di preoccupazioni sul deficit, mentre Italia e Spagna potrebbero dimostrarsi più stabili.

Siamo ribassisti sul dollaro USA, principalmente per effetto delle dinamiche dei flussi globali, e ci aspettiamo un indebolimento generalizzato della valuta, con lo yen giapponese e alcune valute asiatiche dei mercati emergenti come eccezioni.

Nei mercati del credito, normalizzazione, carry e una certa compressione rappresentano le principali fonti di rendimento da qui in avanti.

Il mercato azionario sta guardando oltre la guerra, ma ulteriori guadagni nel breve termine richiederanno evidenze della riapertura dello Stretto di Hormuz. Nel medio termine, preferiamo gli investimenti in capitale (capex) rispetto ai consumi, per beneficiare dei vincitori legati alla sicurezza energetica, all’intelligenza artificiale e alla difesa.

Indipendentemente da ciò che accadrà nei prossimi giorni e settimane in Medio Oriente, l’interruzione delle forniture causata dal conflitto è stata sufficientemente ampia e duratura da danneggiare l’economia globale, anche se le ostilità dovessero cessare domani.

Pertanto, riduciamo le nostre previsioni di crescita e aumentiamo quelle sull’inflazione rispetto al Global Outlook pubblicato a fine novembre 2025.

Sul lato positivo, l’economia è entrata nel 2026 con un forte slancio di crescita, mostrando una notevole resilienza ai venti contrari derivanti dai dazi commerciali statunitensi e dall’incertezza geopolitica. A nostro avviso, ciò contribuirà a evitare una recessione.

La nostra conclusione è quindi che la guerra intaccherà la resilienza, ma non la comprometterà. Al momento della pubblicazione, il conflitto è in una fase di stallo, con entrambe le parti che mantengono chiuso lo Stretto di Hormuz senza un calendario per ulteriori negoziati. In questo contesto, il nostro scenario di base prevede ulteriori aumenti dei prezzi del petrolio nel breve termine, seguiti da una graduale normalizzazione, ma comunque su livelli superiori a quelli precedenti a febbraio 2026.

Prezzi dell’energia strutturalmente più elevati ridurranno i redditi reali. Insieme a una maggiore incertezza geopolitica e a una minore propensione al rischio, ciò peserà su consumi e investimenti. Eventuali vincoli emergenti sul lato dell’offerta potrebbero rafforzare queste dinamiche.

Inoltre, sono probabili effetti indiretti e di secondo impatto sui prezzi derivanti dallo shock energetico, poiché l’aumento dei prezzi del petrolio si inserisce in un contesto già favorevole a pressioni inflazionistiche, dovute a tendenze demografiche sfavorevoli, crescente frammentazione geopolitica e al conseguente aumento del protezionismo.

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