Il lento rialzo dei rendimenti obbligazionari non sembra preoccupare i mercati azionari, che sono saliti ulteriormente nel corso del mese di agosto. Aumentano ancora i rischi di inversione del trend rialzista, ma mancano segnali tecnici affidabili in tal senso. E’ consigliabile aggiustare l’asset allocation sostituendo l’esposizione nei mercati azionari emergenti con i titoli del settore dei metalli preziosi.

MERCATI OBBLIGAZIONARI
Il mese di agosto ha visto i rendimenti dei Treasurys praticamente invariati rispetto al mese precedente con quello del decennale al 4,72% (grafico in basso), mentre sono saliti leggermente quelli europei: quello del Bund dal 3,20% al 3,27% e quello del BTP decennale dal 4,04% al 4,14%.

I dati sull’inflazione negli Stati Uniti e nell’area Euro non mostrano segnali di discesa significativi: nel mese di luglio negli USA i prezzi al consumo sono saliti del 3,4% tendenziale (grafico in basso) e nell’area Euro del 2,9%.

I mercati si attendono ora un rialzo dei tassi americani in settembre con una probabilità del 62%, quasi raddoppiata dopo il discorso del governatore della Federal Reserve Kevin Warsh di venerdì al simposio organizzato dalla Fed di Kansas City a Jackson Hole, e il trend dei rendimenti rimane orientato al rialzo, anche se si tratta di un movimento di modesta velocità.
Gli analisti spiegano il trend anche con i timori per la capacità del Tesoro americano di finanziare il disavanzo in aumento e la decisione di raddoppiare gli acquisti settimanali di titoli a lungo termine di metà agosto non ha avuto un impatto significativo sul mercato dei Treausrys, anche perché implica un aumento dell’offerta dei titoli più brevi.
I rendimenti a lungo termine europei hanno però raggiunto livelli interessanti, ed è giustificato iniziare ad aumentare la duration dei portafogli obbligazionari, focalizzandosi sui titoli Investment Grade. Il notevole aumento dell’offerta di titoli corporate da parte dei colossi tecnologici americani rende invece rischioso il comparto corporate.
MERCATI AZIONARI
Nel corso delle ultime settimane abbiamo assistito ad un ritorno dei flussi verso i titoli tecnologici, soprattutto americani, e tutti gli indici azionari hanno guadagnato terreno nel corso del mese di agosto, con il Nasdaq 100 in rialzo del 5% e nuovi massimi del 2026 per la maggior parte degli indici europei, Milano inclusa.
Come si può notare dal grafico di Bank Of America sotto riportato, i flussi verso i fondi tecnologici nel corso del primo trimestre hanno raggiunto livelli molto elevati rispetto agli anni precedenti.

Sono molteplici i fattori che dovrebbero indurre alla prudenza nell’esposizione nei mercati azionari e soprattutto sul settore tecnologico, ma gli investitori sembrano ignorarli: in particolare le aspettative circa la redditività degli investimenti nel settore dell’Intelligenza Artificiale appaiono esagerate e i flussi speculativi verso il settore potrebbero cambiare direzione senza preavviso.
Il progressivo rialzo dei rendimenti obbligazionari ha poi ridotto sensibilmente l’equity premium e il dividend yield a Wall Street è sceso sui minimi degli ultimi decenni.
Per finire è evidente la natura speculativa del rialzo in corso sottolineato dal notevole interesse per le opzioni call rispetto alle put: attualmente il costo di copertura del rischio di discesa dei mercati azionari è sui minimi degli ultimi anni.
E’ poi aumentato notevolmente l’attività di IPO, e non solo legata al settore dell’Intelligenza Artificiale, come evidenziato dal grafico di Goldman Sachs sotto riportato.

Mancano però segnali tecnici affidabili di fine del trend rialzista, che può certamente proseguire nonostante i segnali di notevole pericolo: in particolare gli indici non hanno ancora rotto al ribasso alcun supporto significativo, come quota 7230 per l’indice SP500 (grafico in basso).
Un settore da considerare per l’esposizione azionaria è quello minerario, e dei metalli preziosi in particolare: la correzione iniziata in gennaio dovrebbe essere vicina al termine.
