L'attacco all'Iran del weekend preannuncia una notevole volatilità per i mercati finanziari nei prossimi giorni, ma non giustifica una revisione dell’asset allocation, che rimane molto prudente essendo molteplici i fattori di rischio a fronte di valutazioni che rimangono storicamente elevate.
MERCATI OBBLIGAZIONARI
I rendimenti dei titoli decennali in Europa e negli Stati Uniti sono scesi nel corso del mese di febbraio, con il Treasury decennale al 3,96% (grafico in basso), il Bund al 2,65% e il BTP al 3,28%.

La discesa dei rendimenti è anche legata ai timori degli investitori circa la situazione del mercato del credito privato, dopo il fallimento dell'inglese Market Financial Solutions, che ha trascinato al ribasso i titoli bancari non solo nel Regno Unito.
Dal fronte macroeconomico non giungono segnali preoccupanti per la crescita, con il PIL l’area Euro che dovrebbe aumentare dello 0,3% nel trimestre in corso (rispetto al precedente) come dell’ultimo del 2025, mentre quello statunitense dovrebbe riprendersi dopo il deludente +1,4% del quarto trimestre (variazione annualizzata rispetto al trimestre precedente).
In lento calo le pressioni inflazionistiche, con il CPI americano al 2,4% in febbraio (grafico in basso).

Lo scenario di riferimento rimane neutrale per i mercati obbligazionari nei prossimi mesi, con tassi invariati e congiuntura stabile: i livelli attuali dei rendimenti a lungo termine appaiono comunque interessanti, mentre peggiorano le prospettive per il comparto ad alto rendimento. I pericoli maggiori per la congiuntura globale potrebbero arrivare dalla situazione dei consumatori USA, in progressivo peggioramento: i tassi di default sulle carte di credito continuano ad aumentare (grafico in basso).

MERCATI AZIONARI
Il mese di febbraio è stato contraddistinto da una notevole divergenza tra i mercati azionari delle varie aree geografiche e tra i vari settori: l’indice S&P ha chiuso il mese vicino ai livelli di inizio anno, proseguendo il trend laterale che dura ormai da quattro mesi. Tuttavia, anche all’interno di questo indice, le variazioni sono state estreme: il grafico in basso (da Nomura) mostra una variazione mensile media dei 500 titoli del 10,5%, un livello molto elevato a fronte di un indice globale invariato.

I mercati europei hanno esteso la fase positiva, ma sono stati quelli asiatici a far registrare rialzi notevoli: Tokyo ha guadagnato il 20% circa da inizio anno, ma è la Corea la star dell’area, essendo salita quasi del 50%.
Dal punto di vista settoriale è proseguita la discesa dei giganti tecnologici americani, con Microsoft che ha perso il 20% in tre mesi ed è sui livelli di inizio 2025, mentre NVIDIA ha tenuto meglio, ma venerdì ha chiuso a 177 dollari, nonostante una trimestrale molto migliore delle attese, ed è ferma da tre mesi. Il titolo rimane comunque sopra l’area di supporto (grafico in basso).

La scorsa settimana è stata però contraddistinta dalla discesa dei titoli finanziari: l’S&P Financials ha perso due punti percentuali, con perdite significative dei titoli bancari venerdì. Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno perso il 6%, mentre Bank of America il 4%.
Ci sono molti fattori che consigliano prudenza nell’esposizione azionaria, dalla guerra in Medio Oriente alla condizioni dei consumatori USA e ai rischi per il settore bancario se peggiorasse ulteriormente la situazione del settore del Credito Privato.
Per quanto riguarda l’indice S&P 500, la fase laterale che prosegue ormai da quattro mesi sembra non esaurirsi. Sono evidenti segnali di debolezza, ma manca ancora la rottura al ribasso della prima area di supporto intorno a quota 6.780 (grafico in basso). Il supporto di lungo termine è situato a quota 6.550 e solo una discesa sotto questo livello giustificherebbe aspettative di inversione del trend rialzista principale.
