Il rialzo di Wall Street è proseguito anche in maggio, e ancora grazie al solo settore dei semiconduttori. Le aspettative di una risoluzione della crisi iraniana ha affondato il petrolio e sostenuto gli obbligazionari.
Non ci sono elementi per aumentare l’esposizione sui mercati azionari, che rimangono troppo rischiosi, anche se mancano ancora chiari segnali di vendita.
MERCATI OBBLIGAZIONARI
La ridiscesa dei prezzi petroliferi del 19% nel mese di maggio ha sostenuto i mercati dei titoli di Stato nel corso delle ultime due settimane dopo un paio di mesi deboli: il rendimento del Treasury decennale ha chiuso il mese di maggio al 4,45% (grafico in basso), quello del Bund al 2,93% e quello del BTP decennale al 3,67%.

Lo scenario macro di riferimento rimane quello di un peggioramento dell’indice della fiducia dei consumatori, soprattutto negli Stati Uniti, e prezzi al consumo in progressivo aumento, e i mercati rimangono dibattuti tra questi due fattori contrastanti. Il PCE americano in aprile è salito al 3,8% e il CPI nell’area Euro al 3,0%, ma sono previsti ulteriori aumenti nei prossimi mesi.
Da notare la discesa dell’indice della fiducia dei consumatori USA sui minimi degli ultimi decenni. I dati dell’esposizione creditizia via carte di credito sono preoccupanti: nel primo trimestre il 13,1% delle carte di credito mostravano debiti non pagati da oltre 90 giorni, il massimo degli ultimi 15 anni: il credito totale attraverso le carte è di 1,25 trilioni di dollari con un tasso medio del 21%.
L’economia USA è quindi sostenuta dagli investimenti del settore tecnologico che hanno tenuto a galla il PIL del primo trimestre, mentre il settore dei consumi è sempre più cedente. L’aumento dei rendimenti obbligazionari avrà certamente un impatto negativo sulla congiuntura globale nei prossimi mesi ed è da attendersi un aumento degli spread creditizi, mentre non è detto che il rallentamento della congiuntura porterà a una riduzione dei rendimenti obbligazionari, visto che contemporaneamente avremo un aumento delle pressioni inflazionistiche e dell’offerta di titoli corporate e di Stato.
Un fattore di rischio per il mercato dei Treasurys è il crollo da parte della Cina e del Giappone, che sono diventati venditori netti.
Sono da quindi favorire le emissioni Investment Grade con duration ridotta.
MERCATI AZIONARI
Il mese di maggio è stata contraddistinto dal rialzo parabolico del settore dei semiconduttori: l’indice SOX ha toccato un massimo a 13 mila punti dai 7000 di fine aprile (grafico in basso) sulle aspettative di un’esposione della domanda legata agli investimenti in data center e Intelligenza Artificale.

Questo ha permesso agli indici americani d far segnare nuovi massimi storici, mentre gli indici europei hanno chiuso il mese in territorio positivo, ma il DAX e il CAC francese rimangono sotto ai massimi di inizio anno: scarseggiano in Europa i titoli tecnologici.
Il rialzo di Wall Street continua ad essere concentrato in pochi titoli e in giornate di nuovi record storici deli indici è stato spesso maggiore il numero dei titoli dell’SP500 che hanno chiuso in ribasso e numerosi titoli sono scesi sotto ai minimi delle ultime 52 settimane, evento molto raro in una fase rialzista così sostenuta.
In attesa dell’IPO di SpaceX del 12 giugno, la scorsa settimana il settore spaziale è stato ridimensionato nelle valutazione dopo l’esplosione del razzo di Blue Origin di Jeff Bezos che ha affondato titoli come AST Space-Mobile.
Nonostante l’euforia del settore dei semiconduttori e la possibilità di una soluzione della crisi iraniana, sono molteplici i fattori che consigliano di mantenere una allocazione azionaria prudente, dal rialzo dei rendimenti obbligazionari alle pressioni inflazionistiche che stanno indebolendo i consumatori europei e americani, oltre alle valutazioni azionarie su livelli storicamente molto elevati.
Mancano ancora però i segnali tecnici di fine di questa fase di estremo ottimismo per i titoli azionari: una ridiscesa dell’indice SP500 sotto al supporto situato a 7230 punti sarebbe un primo segnale significativo dell’inizio di una fase di correzione di medio termine e giustificherebbe la riduzione ulteriore dell’esposizione sui mercati azionari (grafico in basso).
