AMUNDI: Implicazioni della mossa degli Stati Uniti sul Venezuela

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Commento a cura di Alessia Berardi, Head of Emerging Macro Strategy, e Anna Rosenberg, Head of Geopolitics, Amundi Investment Institute

 

Nicolás Maduro e sua moglie sono stati catturati in un'operazione militare mirata degli Stati Uniti e sono ora accusati di narcoterrorismo negli USA. Tuttavia, il nucleo dirigente di Maduro resta sostanzialmente intatto: la vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto formalmente la guida, indicando una transizione gestita più che un rovesciamento totale del potere.

Gli Stati Uniti intendono sostenere una transizione politica in Venezuela e avviare investimenti rilevanti nel settore petrolifero; anche nel migliore degli scenari, gli aumenti di produzione richiederanno tempo a causa di vincoli logistici e infrastrutturali. Nel breve periodo gli effetti sul mercato petrolifero dovrebbero essere contenuti, mentre un controllo statunitense più marcato sul petrolio venezuelano favorirebbe il dollaro, benché i rischi geopolitici potrebbero ridurre la fiducia degli investitori.

 

COSA E' ACCADUTO IN VENEZUELA?

Dopo un'operazione militare mirata condotta dagli Stati Uniti, Nicolás Maduro e sua moglie sono stati portati fuori dal paese e trasferiti a New York per rispondere ad accuse di narcoterrorismo di lunga data. La cattura, secondo i resoconti, non ha comportato scontri armati estesi: è stata pianificata con precisione per consentire l'ingresso e l'uscita in sicurezza della Delta Force statunitense e di altre unità. Nonostante l'enfasi mediatica, il nucleo dirigente di Maduro resta sostanzialmente intatto: la presunta morte del ministro della Difesa è stata smentita e la vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto la guida formale.

Lo scenario resta ampiamente incerto. Nel breve periodo, l'esito più probabile sembra essere una transizione controllata: finora la struttura del potere interno in Venezuela ha subito poche modiche rilevanti. La vicepresidente ha assunto formalmente la guida e il resto del governo risulta sostanzialmente invariato. In una recente conferenza stampa, il presidente Trump ha chiarito che non ritiene che l’opposizione sia pronta a governare il paese. Ha invece dichiarato che gli Stati Uniti assumeranno un ruolo attivo nella gestione degli affari del Venezuela insieme a partner locali. Trump ha sottolineato che gli USA «la gestiranno correttamente» e «professionalmente», con piani per coinvolgere alcune delle più grandi compagnie petrolifere a investire miliardi di dollari — un investimento che porterebbe a ingenti ricavi In una dichiarazione diffusa domenica, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha invitato «il governo degli Stati Uniti a lavorare insieme su un’agenda di cooperazione, mirata allo sviluppo condiviso, nel quadro del diritto internazionale, e a rafforzare una convivenza comunitaria duratura». Tuttavia, questa apparente continuità nasconde rischi reali: la competizione tra élite, i dubbi sulla lealtà militare e la probabilità di un aumento del sentimento anti‑USA man mano che Washington eserciterà la propria influenza.

Le reazioni internazionali stanno già definendo il quadro geopolitico. Russia e Brasile hanno condannato l'operazione mentre la Cina ha mantenuto un approccio più cauto. I governi e le istituzioni dell'Unione Europea hanno criticato la violazione del diritto internazionale, tuttavia in modo frammentario, e per lo più hanno evitato di mettere in discussione apertamente il presidente Trump. Trump sta ampliando gli strumenti di politica estera per perseguire obiettivi geopolitici, incluso il cambio di regime, una posizione che in passato aveva criticato. La propensione del presidente statunitense a ricorrere a operazioni militari non convenzionali è destinata probabilmente a rafforzare la deterrenza americana. L'operazione accentuerà le preoccupazioni di Russia e Cina riguardo alla disponibilità degli USA a intervenire militarmente. I leader europei appaiono sempre più inquieti per i piani di Trump relativi alla Groenlandia, mentre i governi latinoamericani sono i più allarmati: Messico e Colombia hanno già ricevuto avvertimenti. Cuba è tornata al centro dell'attenzione con l'eventualità di un embargo petrolifero.

 

QUAL E' L'IMPATTO SUL PETROLIO?

E' probabile che ci sia qualche incertezza riguardo all'impatto sul mercato petrolifero. Uno degli obiettivi principali degli Stati Uniti nel rimuovere Maduro era garantire l'accesso delle società statunitensi al petrolio venezuelano; tuttavia, qualsiasi incremento significativo dell'offerta richiederà tempo. Il Paese produce attualmente circa 1 milione di barili al giorno. La storia venezuelana di espropriazioni di asset aziendali rende le imprese occidentali non già presenti probabilmente riluttanti a investire, fino a quando non si chiariranno le nuove strutture di potere e il quadro della sicurezza. Di conseguenza, per i mercati petroliferi, l'impatto sui prezzi nel breve termine dovrebbe restare limitato. L'aumento dei prezzi nel breve periodo dovuto a interruzioni dell'offerta è contenuto dal modesto contributo del petrolio venezuelano all'offerta globale, mentre nel medio periodo si potrebbero osservare pressioni al ribasso se la produzione venezuelana venisse ripristinata in modo significativo e aumentasse quindi l'offerta mondiale. Sul fronte del dollaro e dei flussi di capitale, un controllo statunitense più marcato sul petrolio venezuelano rafforza la tesi strategica a favore del dollaro USA, ma azioni di politica estera imprevedibili potrebbero erodere la fiducia nella prevedibilità della partnership con gli USA — un rischio sottile che, col tempo, potrebbe condizionare le decisioni di allocazione degli investitori verso attività denominate in dollari.

 

 

QUALE SARA' L'IMPATTO SUL DEBITO SOVRANO DEL VENEZUELA?

Per i detentori di obbligazioni e i creditori, la rimozione di Maduro innesca una rivalutazione del valore di recupero, anche se non rende necessariamente imminente una ristrutturazione del debito. In caso di transizione politica stabile, c’è un ulteriore potenziale rialzo per i prezzi delle obbligazioni venezuelane. La variabile chiave è il flusso di cassa futuro derivante dal petrolio: il Venezuela attualmente produce circa 1 milione di barili al giorno, e gli scenari rilevanti per i creditori sono quelli che ripristinano in modo credibile la produzione e consentono ampi investimenti. Proiezioni ottimistiche di 2,5–3,0 milioni di barili/giorno nel corso di diversi anni sono possibili ma richiedono investimenti sostenuti, sicurezza e chiarezza legale. Qualsiasi ristrutturazione significativa sarà inoltre complicata da rilevanti crediti bilaterali da parte di Cina e Russia.

 

COME STA REAGENDO IL MERCATO?

Nonostante sia il Paese con le maggiori riserve petrolifere provate, la bassa produzione di petrolio del Venezuela e il suo scarso peso nell’economia globale fanno sì che l’impatto economico diretto dei recenti sviluppi sia poco rilevante per i mercati. Tuttavia, cresce la percezione di un riallineamento geopolitico più rapido, con l’oro in rialzo dopo le prese di profitto delle sedute precedenti. I recenti eventi non cambiano le prospettive complessive, che restano quelle di una crescita resiliente ma con molteplici rischi— dalla geopolitica all’aumento del debito e alle valutazioni elevate — richiedendo una allocazione bilanciata con una visione leggermente positiva sugli asset rischiosi e diversificazione tra regioni, compresi i mercati emergenti, e tra settori.

 

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