10/02/2020

Apertura di settimana contrastati per i mercati azionari

Il mercato azionario americano ha chiuso venerdì in ribasso di mezzo punto percentuale con l'indice SP500 che finisce a 3327,46 punti (grafico a destra) nonostante il rialzo dell'1,39% di Amazon a 2079 dollari e il +0,17% di Microsoft a 183,96 dollari: ha pesato sul mercato il -1,58% della Apple e sul Dow Jones il -2,8% della Caterpillar.

E' ormai scontato che l'epidemia cinese avrà un impatto sulla crescita asiatica nel primo trimestre dell'anno, ma semra che non stia dilagando e che non avrà un effetto di lungo termine in grado di giustificare un cambiamento significativo delle valutazioni dei mercati, che rimangono sostenuti dalla convinzione che le banche centrali in ogni caso interverrano per sostenere la crescita: questo spiega la reazione del mercato azionario americano che ha recuperato questo settimana le perdite della precedente e non sembra particolarmente preoccupato per le congiuntura globale.

I dati di venerdì della disoccupazione di gennaio in effetti non mostrano segnali di indebolimento della congiuntura: il clima favorevole ha distorto al rialzo gli occupati del settore delle costruzioni, ma i 225 mila nuovi occupati sono certamente un dato migliore delle aspettative, sia perchè gennaio è un mese solitamente deludente (abbiamo dubbi sulle procedure di destogianilizzazione dei dati), sia perchè le aziende segnalano difficoltà a trovare la manodopera necessaria secondo i survey disponibili. Sorprende però l'aumento modesto del 3,1% dei salari medi orari, che non è compatibile con una difficoltà a trovare il personale necessario e con un tasso di disoccupazione al 3,6%.

Da un dato sulla disoccupazione americana migliore del previsto ci saremmo attesi un rialzo del mercato azionario e del petrolio e una discesa del mecato obbligazionario e dell'oro, mentre è accaduto l'esatto contrario: a parte la citata flessione di Wall Street registriamo un rialzo dell'oro dello 0,25 % a 1573 dollari e  la discesa del petrolio WTI a 50,40 dollari al barile e del rendimento del Treasury decennale a 1,58%.  Il TBond ha guadagnato un punto a 162,50 ed è poco distante dal massimo dell'anno a 164 punti: i dati macro americani degli ultimi  giorni non hanno affatto indebolito il mercato obbligazionario.

Notiamo pertanto una divergenza tra i vari mercati che è spiegabile solo con la percezione che le banche centrali salveranno la congiuntura con liquidità per tutti: sale quindi il mercato obbligazionario, salgono i mercati azionari e l'oro segue il mercato obbligazzionario. Unico mercato penalizzato è quello petrolifero perchè le banche centrali non possono influenzare la domanda che scende: non resta che sperare dell'OPEC che però al momento attende la risposta della Russia alla proposta di tagliare la produzione di 600 mila barili al giorno.  Non abbiamo dubbi che nei prossimi giorni arriverà come al solito l'assenso russo, anche se è da capire se sarà seguito da tagli effettivi e se 600 mila barili saranno sufficienti per il mercato.  Il WTI a 50 dollari però pone molti produttori americani fuori mercati e si tratta di aziende piuttosto indebitate che potrebbero uscire dal mercato nel breve termine.

I mercati europei hanno chiuso in leggero ribasso nonostante il dato della produzione industriale tedesca di dicembre in diminuzione del 3,5% sul mese precedente giustificasse perdite maggiori: l'euro però ne ha risentito scendendo a 1,0940 contro il dollaro, che è comunque forte per conto suo salendo a 109,8 yen.

I mercati asiatici hanno aperto la settimana contrastati, con Tokyo che perde lo 0m6% e Shanghai che guadagna mezzo punto percentuale hong Kong ha perso lo 0,8% e i futures sugli indici americani sono in leggero rialzo.

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