01/12/2019

Asset Allocation Dicembre 2019

AUMENTANO LE DIVERGENZE TRA I MERCATI AZIONARI

Il mese di novembre si è chiuso positivamente per i mercati azionari, ma non in modo uniforme: il mercato americano e gli europei hanno guadagnato più o meno il 3%, ma Shanghai perde oltre un punto percentuale.  Tokyo guadagna l’1,5% mentre Hong Kong perde oltre il 2%, un risultato comunque positivo considerando il caos che sta accadendo nella ex-colonia.  Da notare l’andamento dell’indice dei mercati azionari emergenti, che è già girato al ribasso ed è il più debole tra i vari indici (grafico in alto a destra).

Sorprende soprattutto il rialzo di Wall Street a fronte di una stagione di trimestrali con profitti invariati per il terzo trimestre consecutivo: il rialzo è quindi tutto del rapporto prezzi/utili (grafico a destra).  Bisogna però ridimensionare l’apprezzamento del mercato azionario americano di quest’anno in quanto il rialzo dell’indice SP500 è legato a quello di pochi titoli: è infatti aumentato il peso dei primi 20 titoli all’interno dell’indice ed è bastato che salissero i principali dieci titoli per far salire notevolmente l’indice, ma se guardiamo al Russell 2000 vediamo che l’indice è ben sotto ai massimi di luglio.

L’andamento del mercato americano è comprensibile se ricondiamo lo spostamento degli investimenti verso le gestioni passive, fenomeno che ha come effetto collaterale la sopravvalutazione dei principali titoli degli indici rispetto ai titoli con un peso ridotto o fuori dagli indici: se i flussi sono verso gli ETF sull’SP è inevitabile che questo indice sovraperformi il Russel 2000.  Viceversa quando gli investitori inizieranno a vendere saranno i titoli principali a perdere maggiormente: speriamo che non accada troppo bruscamente come nel dicembre scorso quando in una fase di scarsa liquidità sono mancati i compratori ad assorbire le vendite.

E’ abbastanza evidente che siamo in una fase di bolla speculativa con i valori azionari che salgono mentre gli utili invece sono fermi al palo e l’esempio più ovvio è la Apple: negli ultimi quattro trimestri il fatturato è sceso da 225,8 a 213,8 miliardi di dollari e gli utili da 59,5 a 55,2 miliardi mentre il titolo è salito di quasi il 70% da inizio anno.

Se guardiamo all’economia reale la congiuntura è chiaramente in rallentamento a causa del commercio estero: il dato della CPB Netherland Bureau of Policy Analysis segnala una contrazione del commercio dell’1,3% in settembre per il quarto mese consecutivo. Un altro indicatore del commercio internazionale sono le esportazioni della Corea del Sud che sono diminuite del 14% tendenziale in novembre per il dodicesimo mese consecutivo.

L’unico fattore che sostiene le valutazioni attuali sono i tassi negativi in Europa e Giappone e i rendimenti molto bassi dei Treasurys, ma anche dal fronte obbligazionario arrivano segnali di pericolo.  Come ha dichiarato il Presidente della Federal Reserve di Dallas Kaplan la scorsa settimana, non solo il rapporto debito corporate sul PIL è sui massimi dal 2008, ma negli ultimi dieci anni sono triplicate le emissioni corporate con un rating BBB (grafico a destra di Deutsche Bank): basterà qualche importante downgrade per far aumentare significativamente i credit spreads.  Recentemente è stata la Ford a subire il downgrade, ma al momento il mercato non è apparso affatto impensierito.

Quella dell’aumento del debito, che ha in parte finanziato i buy back azionari, è una bomba ad orologeria che esploderà quando si accentuerà il rallentamento dell’economia americana con conseguente contrazione del cash flow corporate.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una correzione del mercato dei Treasurys, ma è probabile che nelle prossime settimane inizi un nuovo movimento rialzista ed è consigliabile sfruttare questa fase di debolezza per incrementare le posizioni sul mercato che dovrebbe trarre maggiore vantaggio da una correzione dei mercati azionari e da un ampiamento degli spread sul credito.

 

ASSET ALLOCATION

I molteplici segnali di pericolo giustificano un’asset allocation prudente, come quella da noi proposta con un’esposizione azionaria al 20%.

Rispetto al mese precedente azzeriamo l’esposizione sui mercati azionari emergenti favorendo un’esposizione più diversificata sull’indice degli azionari globali.

L’esposizione su mercati obbligazionari dovrebbe privilegiare le emissioni in dollari governative.

 

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