31/05/2019

CANDRIAM: FED e materie prime giocano a favore dell’Emerging Market Debt

CANDRIAM: FED e materie prime giocano a favore dell’Emerging Market Debt

 

A cura di Diliana Deltcheva, Head of Emerging Market Debt di CANDRIAM

 

In apertura d’anno, il debito dei mercati emergenti (EMD) in valuta forte ha registrato performance positive, con un incremento del 7,2% (dati al 10 maggio), dopo il calo del -4,3% riportato nel corso del 2018. Sia l’High Yield sia l’Investment Grade hanno performato bene, con un rialzo da inizio 2019 rispettivamente del 7,8% e del 6,7%, dopo che a gennaio la FED ha annunciato una politica più accomodante e in seguito all’incremento del greggio del 31,3%, che ha parzialmente recuperato il calo del 35% registrato dai prezzi del Brent nell’ultimo trimestre 2018. Fino alla recente interruzione dei negoziati e all’annuncio di nuovi dazi, le prospettive di una risoluzione del conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti hanno favorito in generale la performance degli asset rischiosi. I dati sulla crescita globale hanno continuato a deludere, ma senza incidere sul debito dei mercati emergenti in valuta forte tanto quanto hanno invece inciso su quello in valuta locale. Da inizio anno, quelle valute dei mercati emergenti tradizionalmente correlate al differenziale dei tassi di crescita tra questi mercati e quelli sviluppati, sono piatte, al -0,3%. I tassi di interesse di alcuni dei mercati emergenti, che hanno iniziato l’anno con premi di rischio significativi rispetto ai Treasury USA, sono stati sostenuti dal calo di 21 punti base del Treasury statunitense a 10 anni e a maggio hanno messo a segno un rendimento del 2,8%. 

 

I principali driver di performance del debito dei mercati emergenti sembrano ragionevolmente stabili. Ad oggi siamo cautamente ottimisti sul debito emergente in valuta forte, in particolare per due fattori: l’atteggiamento più accomodante della Fed e un quadro incoraggiante per le materie prime.

In un’ottica di rischi esterni top down, l’EMD può essere visto come una combinazione tra tassi di interesse, credito emergente e premi al rischio di liquidità e volatilità. Dal momento che i tassi di interesse generalmente dipendono dall’andamento dei titoli del Tesoro USA, ci concentriamo sui rischi dei tassi di interesse statunitensi, mentre per il credito emergente teniamo conto, ovviamente, dell’andamento dell’affidabilità creditizia del Paese. I fattori legati alle prospettive sui tassi di interesse riguardano la prevedibilità della politica monetaria statunitense, il ritmo della riduzione del bilancio da parte della Fed e l’impatto sui titoli del Tesoro USA, mentre il nostro outlook sui rischi di credito degli Emergenti prende in considerazione la crescita cinese, globale e dei mercati emergenti e il legame tra questi ultimi e le materie prime, poiché la maggior parte dei Paesi Emergenti continua a essere dipendente dall’export di quest’ultime. 

 

La Fed accomodante e le prospettive favorevoli sulle materie prime sono due fattori di supporto per l’obbligazionario emergente, di conseguenza restiamo cautamente ottimisti in particolare sull’EMD in valuta forte. Da inizio anno la crescita cinese, globale e dei mercati emergenti hanno deluso, ma quella degli Stati Uniti si è avvicinata maggiormente alle aspettative. In un contesto caratterizzato da crescenti tensioni commerciali, questo eccezionalismo USA potrebbe non durare a lungo, in quanto con tutta probabilità a pagarne lo scotto saranno entrambi i Paesi. È difficile configurare i possibili scenari della disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina, ma restiamo convinti che una brusca escalation sia improbabile, dal momento che le correzioni dei mercati azionari in ciascuno di questi Paesi potrebbero portare a posizioni negoziali più morbide.

Non prevediamo una ripresa della crescita globale o dei mercati emergenti nel 2019, ma una crescita stabile è sufficiente affinché i mercati dei titoli sovrani, corporate e dei tassi dei Paesi Emergenti performino bene.

 

Dati i rendimenti attuali del 6% per l’EMD sia in valuta forte (EMD HC) che in valuta locale (EMD LC), ci aspetteremo almeno la realizzazione del carry degli interessi. In sostanza, su un orizzonte di un anno prevediamo rendimenti attorno al 6% per ogni sottoclasse - EMD HC e EMD LC. Nel lungo termine restiamo positivi sull’EMD, dal momento che l’asset class offre un rialzo strutturalmente interessante rispetto alle asset class a reddito fisso alternativo in contesti di tassi di interesse core stabili, crescita globale favorevole e miglioramento dei fondamentali dei mercati emergenti.

 

Nell’EMD in valuta forte scegliamo di mantenere un’esposizione a Paesi o società con fondamentali in miglioramento, fattori tecnici positivi o crediti estremamente a buon mercato o in sofferenza. L’Angola e l’Egitto sono esempi di paesi con fondamentali in miglioramento, mentre l’inclusione nell’indice dei Paesi del Gulf Cooperation Council quali il Bahrain e il Qatar sarebbero esempi di fattori tecnici positivi. Tra i crediti a buon mercato o in sofferenza annoveriamo l’Argentina o il Tagikistan.

 

Abbiamo realizzato prese di profitto in vari paesi dell’Africa sub-sahariana quali l’Angola, il Gabon, il Kenya e la Nigeria, in scia alle performance straordinarie da inizio anno. Attendiamo l’emissione di Eurobond per incrementare nuovamente queste posizioni. Ci manteniamo underweight sulla Turchia in attesa dell’elaborazione, da parte del governo, di un piano di ricapitalizzazione delle banche più credibile e finché i rischi politici - comprese le elezioni locali a Istanbul o l’acquisto di un sistema di difesa antimissilistica S-400 dalla Russia, non scemeranno.

Sul fronte del debito in valuta locale, invece, prediligiamo un’esposizione ai tassi dei mercati emergenti piuttosto che alle valute, e preferiamo i mercati obbligazionari che offrono premi al rischio elevati rispetto ai Treasury USA, hanno un’inflazione contenuta e banche centrali credibili e indipendenti come quelle di Indonesia, Messico, Perù e Sudafrica.

Non siamo particolarmente ottimisti sui mercati CEE, dove le banche centrali non hanno incorporato il rischio di surriscaldamento e in cui notiamo una ricomparsa dell’inflazione.

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