09/07/2019

Apple guida la correzione dei mercati

Wall Street ha chiuso ieri con un ribasso dello 0,48% a 2975,95 punti (grafico a destra) e una perdita leggermente superiore del Nasdaq, ed è stata la Apple a guidare il ribasso del mercato: il titolo ha perso il 2% finendo a 200 dollari a causa del downgrade dell’opinione della Rosenblatt Securities a “sell” a causa delle previsioni tiepide per il successo commerciale del nuovo iPhone atteso per l’autunno.  L’analista Ju Zhang ha scritto che l’iPhone XS è uno dei modelli che hanno avuto meno successo nella storia della Apple e che la società ha ridotto i piani di produzione per il modello XR nel terzo trimestre.

Google ha perso l’1,4% e Microsoft ha chiuso invariata, mentre Amazon ha guadagnato mezzo punto percentuale.

La discesa della Apple ha indebolito i titoli dei fornitori asiatici, dalla giapponese Murata Manufacturing a Taiyo Yuden alla cinese AAC Tech.

I mercati azionari asiatici hanno chiuso in ribasso con l’eccezione di Tokyo che guadagna lo 0,07%.  Particolarmente deboli Hong Kong a -0,82% e Seul a -0,5%.  In ribasso anche l’apertura dei mercati europei e del Dax in particolare.

Scendono marginalmente i mercati obbligazionari con il rendimento del Treasury decennale al 2,05% e quello del Bund  a -0,36% risentendo ancora del dato americano di venerdì della disoccupazione di giugno che ha ridimensionato le aspettative di una riduzione dei tassi americani questo mese, mentre si rafforza il dollaro soprattutto contro lo yen vicino a quota 109, mentre l’euro rimane vicino ai minimi dell’anno a 1,1210.

I dati macro europei più deboli e quelli americani più resilienti impediscono all’euro di recuperare terreno, anche se la valuta europea sta mostrando una notevole capacità di tenuta nonostante i dati avversi.

Stabile il petrolio WTI a 57,50 dopo il tentativo di ieri di tornare sopra quota 58 dollari al barile.  Il petrolio è dibattuto tra i segnali di indebolimento della domanda, l’aumento delle scorte americane e le tensioni tra Stati Uniti e Iran: il risultato è la mancanza di un trend preciso e movimenti erratici tra i 56 dollari e i 60 al barile.

Anche oggi non avremo dati macro significativi e dovremo attendere domani per l’inflazione cinese di giugno, la testimonianza di Powell al Congresso e le minute dell’ultima riunione della Federal Reserve.

© 2001-2018 CFS Rating Tutti i diritti sono riservati

I dati le informazioni e le elaborazioni sono proprietà di CFS Rating, nessuna garanzia viene data in merito alla loro accuratezza, completezza e correttezza.

I dati e le elaborazioni pubblicate nel presente sito non devono essere considerate un'offerta di vendita, di sottoscrizione e/o di scambio, e non devono essere considerate sollecitazione di qualsiasi genere all'acquisto, sottoscrizione o scambio di strumenti finanziari e in genere all'investimento.