12/06/2019

Segnale di inversione da Wall Street

Il rally del mercato americano si è arrestato ieri dopo cinque giorni di rialzo che hanno portato l’indice SP500 da 2730 a 2910 con un guadagno del 6,5% (grafico in alto a destra).  Già lunedì il mercato aveva dato un primo segnale di cautela andando a chiudere sui minimi, e ieri ha aperto con un gap rialzista di mezzo punto percentuale per poi chiudere sotto al minimo del giorno prima, un outside day che spesso segnala l’inversione del trend.

Dal fronte dei fondamentali non ci sono state notizie particolari se non le dichiarazioni di Trump sul fatto che gli Sati Uniti non hanno alcun interesse nel procedere con i negoziati commerciali con la Cina a meno che Pechino non accetti quattro delle cinque condizioni richieste, che Trump non ha specificato.  Trump ha poi dichiarato che i tassi sono troppo alti, che la Federal Reserve non se ne intende molto di politica monetaria e che l’euro e le altre valute sono sottovalutate mettendo in grande svantaggio gli Stati Uniti.

Wall Street ha chiuso praticamente invariata nonostante il +1,16% della Apple a 194,81 dollari e il +1,8% di Faccebook.  In leggero ribasso Microsoft a 132,10 dollari mentre Advanced Micro Devices perde il 2,47% essendo più legata al commercio con la Cina.

Scendono anche i mercati asiatici con Tokyo che perde lo 0,71% (grafico in basso) e Shanghai poco meno: è Hong Kong a scendere maggiormente, del 2,1% sull’intensificarsi delle proteste contro la legge sull’estradizione.

Rimane sostenuto il mercato obbligazionario americano con il rendimento del decennale al 2,12% - vicino ai minimi dell’anno – e anche il rendimento del Bund è ai minimi storici a -0,24%.

Prosegue poi la fase di debolezza del petrolio dopo che ieri sera l’American Petroleum Institute ha annunciato un aumento delle scorte di 4,852 milioni di barili: il WTI ha perso un dollaro e questa mattina apre a 52,30 dollari al barile in attesa del dato ufficiale delle scorte dell’EIA delle 16:30.  Le scorte di greggio sono aumentate di 16,6 milioni di barili nel corso dell’ultimo mese a 483,2 milioni e si teme un ulteriore aumento anche per la scorsa settimana.  Il minimo di inizio giugno a 50,5 rischia di essere rivisto in caso di un nuovo dato negativo.

Le dichiarazioni di Trump hanno spinto l’euro al rialzo ed è stato superato il massimo di aprile a 1,1330, mentre contro lo yen il dollaro scende a 108,33.

Per la giornata odierna l’attenzione è puntata sul dato dell’inflazione americana di maggio, atteso alle 14:30. Le previsioni sono per un aumento mensile dell’indice dello 0,1% con conseguente flessione della variazione annua da 2,0% a 1,9%.  L’indice “core” dovrebbe salire dello 0,2% lasciando invariata al 2,1% la variazione tendenziale.  Il rischio per entrambi gli indici è orientato al ribasso, con conseguente indebolimento del dollaro e dei rendimenti obbligazionari.

 

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