09/05/2019

Il destino del negoziato commerciale preoccupa i mercati

Il destino del negoziato commerciale tra Stati Uniti e Cina rimane al centro dell’attenzione degli investitori e gli ultimi aggiornamenti segnalano l’annuncio cinese che in caso vengano imposti nuovi dazi sulle esportazioni il governo imporra a sua volta tariffe sulle importazioni dagli Stati Uniti.

Dopo aver chiuso praticamente invariata a 2879 punti (grafico a destra), il future sull’indice SP500 perde lo 0,75% dopo la chiusura.

Ieri Wall Street ha chiuso una seduta equilibrata con i principali titoli tecnologici poco mossi, con un tentativo di rimbalzo che è durato fino alla chiusura quando sono intervenuti nuovamente i venditori annullando in pochi minuti i guadagni della giornata: dopo l’ampio rialzo dei primi quattro mesi dell’anno è naturale che gli investitori tendano ad incassare i profitti sui rialzi, e sembra che siano i riacquisti di azioni della società quotate gli unici a sostenere la pressione delle prese di beneficio.

Lo scenario tecnico per i mercati azionai è in peggioramento e sembra segnalare un fallimento dei negoziati commerciali: la discesa sotto quota 2880 punti per il principale indice americano segnala l’inizio di una fase correttiva di medio termine e non di solo qualche giorno.

I mercati asiatici hanno perso ancora terreno, con Tokyo che si avvicina ai minimi di febbraio perdendo un punto percentuale e Shanghai che perde l’1,5%: di oltre due punti il ribasso di Hong Kong.

Negativa anche l’apertura dei mercati europei, con perdite intorno allo 0,75% per i principali mercati e di oltre un punto percentuale per Parigi.

La correzione dei mercati azionari sostiene marginalmente i mercati obbligazionari con il rendimento del Treasury decennale al 2,47% e il TBond che guadagna mezzo punto a 148,50, mentre il dollaro continua  a perdere terreno soprattutto contro lo yen, scendendo sotto quota 110 yen: assolutamente fermo invece l’euro a quota 1,120  ormai da giorni.

In ribasso il petrolio WTI nonostante la discesa delle scorte americane di 3 milioni di barili annunciata ieri pomeriggio – superiore alle attese – mentre il Brent torna sotto ai 70 dollari al barile.

I dati macro sono in questa fase di mercato in secondo piano, ma in mattinata sono usciti i dati sui prezzi al consumo cinesi di aprile a +2,5% dal 2,3% di marzo.  Nel pomeriggio  avremo i dati dei prezzi alla produzione USA di aprile e la bilancia commerciale di marzo, attesa a -51,1 miliardi di dollari, oltre al dato settimanale delle richieste di sussidi di disoccupazione.

 

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