10/04/2019

Mercati azionari più cauti

Wall Street ha chiuso ieri in ribasso dello 0,6% una giornata contraddistinta dall’assenza di dati macro e dalle nuove iniziative di Trump sul fronte degli scontri commerciali: in attesa di un accordo con la Cina l’amministrazione americana sta considerando dazi sulle esportazioni europee come risposta agli aiuti di stato all’Airbus.  Pesa sui mercati anche la riduzione delle stime di crescita del Fondo Monetario Internazionale.  I mercati azionari sono saliti notevolmente nelle ultime settimane mentre aumentavano i segnali di rallentamento delle varie economie e questa divergenza dovrebbe ora ridursi.

I mercati europei ne hanno risentito maggiormente e il Dax ha perso ieri quasi un punto percentuale confermando una posizione tecnica già debole rispetto agli altri mercati.  L’indice SP500 ha chiuso a 2878,20 scendendo sotto al minimo di lunedì, ma al momento non è stato violato alcun supporto significativo e mancano ancora segnali affidabili dell’inizio di una fase di correzione di medio termine (grafico a destra).  Correggono i titoli tecnologici con la Apple che perde lo 0,3% a 199,50 dollari e Amazon lo 0,76% a 369,04 dollari.  Scende ancora la Boeing a 369 dollari mentre si muove in controtendenza Facebook guadagnando ,51% a 177,58 dollari.

I mercati asiatici hanno a loro volta chiuso in ribasso, con perdite intorno al punto percentuale per Tokyo, ma meno marcate per i mercati cinesi.

Stabili i mercati obbligazionari con il TBond a 148 dollari e il rendimento del decennale che scende leggermente al 2,49% mentre il dollaro perde leggermente terreno contro l’euro a 1,1270.  Il mercato obbligazionario ha assorbito ieri 12 miliardi della prima emissione della Aramco, che ha visto le richieste superare il 100 miliardi di dollari.

Rimane sopra quota 64 dollari al barile il petrolio WTI nonostante la discesa di Wall Street, sostenuto dalla crisi libica, mentre il Brent è stabile a 70,75 dollari al barile.

L’attenzione degli investitori è oggi puntata sui dati inglesi della produzione industriale e bilancia commerciale di febbraio, ma è anche la giornata dalla riunione della BCE a Francoforte.  Alle 14:30 avremo poi il dato dell’inflazione USA di febbraio, che dovrebbe mostrare un aumento dall’1,5% all’1,8%, mentre il tasso “core” dovrebbe rimanere fermo al 2,1%.

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